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Non è difficile riconoscere un nocciolo nel bosco. Cresce a gruppi e le piante, più simili a grossi arbusti che ad alberi, hanno la tipica struttura espansa a ceppaia, accentuata dalle potature. La corteccia è grigio bruna punteggiata da lenticelle. Le foglie hanno una forma aggraziata che ricorda quella di un cuore e il margine doppiamente dentellato. La pagina inferiore di quelle giovani, al pari dei rametti primaverili, è protetta da una fine peluria che, con il passare delle settimane, essicca, indurisce e talvolta si stacca naturalmente. In pieno inverno, prima dello spuntar delle foglie, i rametti nudi sfoggiano una profusione di catenelle pendule che i botanici chiamano amenti e la gente comune gattini. Sono le infiorescenze maschili, cariche di polline pronto a fecondare i minuscoli fiori femminili che si formeranno qualche settimana più tardi. Di loro, e con non poca fatica, si scorge solo la piumetta dei rossi stimmi. Null’altro, fino a quel momento di primavera, che faccia presagire il miracolo che inizierà da lì a poco tra foglie e rami, per portare a maturazione, tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, un frutto davvero speciale.
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